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WhatsApp bloccato in Cina, la censura colpisce e opprime, ancora

Il governo cinese ha impossibilitato i propri cittadini ad accedere a WhatsApp. Questo per controllarli ancora meglio anche in vista del prossimo Congresso del Partito nazista. Eppure questa manovra era, purtroppo, prevedibile.

Il governo blocca WhatsApp pur di controllare i propri cittadini

Si tratta esattamente di questo: WhatsApp utilizzava una tecnologia end to end per crittografare le conversazioni. Il governo di Pechino però non ha tollerato questa possibilità per gli utenti, questo “strano” desiderio di privacy. Già negli scorsi mesi il noto servizio di messaggistica istantanea di Facebook.Inc (l’unico rimasto) era stato pian piano limitato. Non era infatti più possibile inviare file multimediali o documenti, e la chat testuale era l’unica cosa che il software poteva ancora offrire.

In tutte le regioni del Paese ora è però completamente inaccessibile, per quasi un miliardo di utenti. Anche Google è stato bandito dal territorio e grazie a queste manovre servizi come Baidu e WeChat hanno riscosso un successo clamoroso. Il primo, senza dover fronteggiare l’azienda di Mountain View, semplicemente non ha avuto ostacoli. Il secondo, in ascesa inarrestabile, ora conta un rivale in meno e l’appoggio del governo. In Cina infatti WeChat viene usato anche come metodo di pagamento a livello ministrativo ed ha dichiarato apertamente di condividere i dati con il governo.

George Orwell, con il suo 1984, ha semplicemente sbagliato di qualche anno la data di cui ambientare il cupo romanzo distopico. Un occhio opprimente e minaccioso controlla il popolo cinese e gli impedisce di essere liberi. Perché navigare su Internet e venire a contatto con altre culture e modi di vivere significa aprire gli occhi quando un governo vuole manovrare i propri cittadini come burattini.

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