Meloni sulla fase 2: “Non si possono discriminare alcuni settori sulla riapertura”

Giorgia Meloni e Barbara D'Urso
Giorgia Meloni ospite a Live Non è la D'Urso

La presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ieri sera da Barbara D’Urso in collegamento telematico ha ribadito ancora una volta la sua posizione sulla fase 2.

La senatrice ha fatto presente durante la trasmissione che non possono esserci discriminazioni sulla riapertura, ovvero decidere di aprire alcune attività piuttosto che altre e propone l’inizio del lavoro per tutti coloro che possano rispettare le norme di sicurezza, compresi ad esempio estetisti e parrucchieri.

“Il tema della riapertura non deve essere un tema sul quale fare propaganda. Abbiamo bisogno di riaprire il prima possibile e nel contempo non vanificare gli sforzi fatti finora. Tenendo chiuso per un mese abbia bruciato qualche decina di miliardi di euro e sicuramente l’unica cosa che non possiamo fare è averli bruciati per nulla. Non ho la pretesa di avere le risposte ma penso che sarebbe un errore sia riaprire per settori sia riaprire per territori.”

Giorgia Meloni: idee sulla riapertura e sulle sanificazioni

“Penso che la cosa migliore sarebbe dire che chiunque riesce a garantire la sicurezza sul lavoro deve poter riaprire. Penso anche che lo Stato dovrebbe caricarsi il grosso della sicurezza, come le sanificazioni. In tutto il resto del mondo lo Stato sanificava e passava ogni due giorni. Non possiamo discriminare alcuni settori: non mi sembra un modo serio di procedere tener chiusi i centri estetici, i parrucchieri, le palestre. Se queste ultime sono in grado di garantire che le persone si possano allenare singolarmente possono riaprire, i centri estetici e i parrucchieri idem.”

La leader di FdI, ha continuato il suo discorso parlando quindi delle sanificazioni e del ruolo che lo Stato dovrebbe ricoprire durante la fase 2:

“Poi deve essere lo Stato a fare i controlli e devono essere estremamente serrati. Ripeto, lo Stato si deve caricare le sanificazioni quindi passare ogni due giorni per sanificare i posti di lavoro. E’ costoso sì, ma è meno costoso di dover ristorare le aziende che sono chiuse”