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La Cina continua la sua lotta contro la libertà: vietata la parodia online

Nella Repubblica Popolare con capitale Pechino è stata approvata, con effetti immediati, una nuova legge che mira a diminuire ulteriormente quel che resta della libertà d’espressione dei cittadini. In un precedente articolo abbiamo visto come il governo stia adottando metodi in stile Black Mirror per controllare, catalogare e manipolare costantemente i cittadini ormai resi burattini.

D’ora e i poi è di fatto proibito condividere online qualsiasi forma di parodia, che colpisce opere letterarie o artistiche, al fine di rispettare antichi costumi e tradizioni. Questo provvedimento, etichettato come “extra urgent” ha validità immediata. Il motivo di questo cambiamento è probabilmente legato a quanto avvenuto in Parlamento. Quest’organo ha infatti rimosso il limite di 10 anni alla carica del Presidente Xi, il cui mandato potrebbe diventare a vita.

Il malcontento non è tardato a manifestarsi, soprattutto sui social con post satirici ed umoristici volti a criticare questa scelta dittatoriale. Non si tratta assolutamente della prima manovra per ridurre l’autonomia digitale dei cinesi, in quanto la scorsa estate moltissimi siti non conformi con gli standard socialisti della Repubblica Popolare erano stati chiusi.

Nel ventunesimo secolo Internet è il principale luogo di confronto, scambio di idee e sinonimo di libero arbitrio, nel bene e nel male. E’ palese come il governo stia cercando di arginare in tutti i modi un diritto fondamentale di qualsiasi essere umano, ovvero la libertà di espressione. Di fatto, meno comunicazione con il “mondo esterno” corrisponde alla possibilità di poter agire in maniera indiscriminata. Orwell e i suoi racconti distopici in questo senso sono quanto mai attuali.


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