Curiosità

Abbiamo permesso agli smartphone di rubarci la privacy

Pochi giorni fa mi ero seduto per cenare all’Old Wild West quando lo schermo del mio fidato Galaxy S7 Edge si è illuminato. Google aveva capito che ero entrato nel suddetto locale, e mi chiedeva di recensirlo rapidamente in base alla mia esperienza. Pochi minuti dopo aver varcato la soglia d’ingresso.

Inizialmente mi sono sorpreso per la reattività del telefono nel comprendere i miei movimenti, ma non nascondo che la cosa mi abbia infastidito non poco. Sia chiaro, questo tipo di evento è molto comune e capita con hotel, ristoranti, bar, discoteche e negozi. Il rating di recensione di Google e Facebook ormai è considerato più affidabile rispetto a quello di TripAdvisor o altri siti simili.

Queste aziende, senza mezzi termini, monitorano costantemente i nostri movimenti, le nostre azioni, e sono instancabilmente alla ricerca di informazioni sulla nostra vita. Detta in questo modo, la realtà di oggi non è così differente da quella di vari romanzi distopici fantascientifici, “1984” di George Orwell su tutti. Fortunatamente non abbiamo ancora raggiunto simili violazioni della libertà, ma avere tali punti di riferimento come monito non fa mai male.

Mi sono allora chiesto: se la privacy è ormai un lontano ricordo e per questi colossi siamo solo dati da vendere a pacchetto ad altre aziende, di chi è la colpa? Chi permette ciò? La risposta, per quanto banale, mi ha fatto riflettere non poco: la responsabilità è solamente nostra. Siamo noi che pigramente, in maniera superficiale e distaccata, consentiamo tutto ciò. Siamo noi ad accettare i “Termini e Condizioni”, ad autorizzare le app ad accedere al servizio di Geolocalizzazione e di monitorare la nostra posizione tramite la rete Internet. Senza ovviamente informarci adeguatamente e prestando ben poca attenzione.

Lo scopo di questo articolo è di sensibilizzare un’utenza, magari meno esperta, ad esser padrona del proprio smartphone, a concedere a questo compagno di tutti i giorni solo la parte della nostra vita che vogliamo condividere con lui. Nulla deve accadere senza la nostra supervisione, in modo da evitare questo effetto “Grande Fratello” che spesso ci coglie impreparati. Che sia chiaro: Google o Facebook non divulgheranno mai informazioni sul vostro conto o vi ricatteranno, ma è importante essere consapevoli del fatto che, portando un telefonino con noi, siamo i protagonisti di una continua analisi di mercato.

Inutile prendersela quindi con il nostro telefonino, ragioniamo col cervello e usiamolo in base alle nostre esigenze. Del resto, se Google sapeva che ero all’Old Wild West, era perché gli avevo chiesto di accompagnarmici, ero io ad aver chiesto allo smartphone di seguirmi.

Fai click per commentare
Vai su