Curiosità

25 anni fa, il primo SMS della storia ha cambiato il mondo

Nonostante l’avvento di servizi come WhatsApp, gli SMS hanno costituito un pezzo importantissimo della storia delle telefonia. E ancora oggi, sebbene molto meno popolari, sono presenti e continuano ad essere un punto di riferimento per i meno avvezzi a Internet e per i servizi di sicurezza collegati al proprio numero di cellulare. Ma qual è stato, concretamente, il primo SMS ad essere stato inviato?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo tornare indietro nel tempo, precisamente al 3 Dicembre del 1992, esattamente 25 anni fa. Un quarto di secolo nel passato, in cui però sono cambiate moltissime cose. La comunicazione si è evoluta, è mutata, si è resa istantanea, puntuale, forse fin troppo. Tutto però è cominciato in quel giorno, quando l’ingegnere della Vodafone Neil Papworth ha inviato dal proprio computer un messaggio testuale al telefono di un collega di lavoro attraverso la rete GSM.

Il testo era un semplice augurio di Natale che recitava “Merry Christmas”. Si dovrà aspettare l’anno successivo affinché siano due telefonini a comunicare in questo modo: in questo senso il primo a sperimentare questo servizio è stato uno stagista finlandese di Nokia, al tempo colosso pronto a dominare il mercato. Dopo pochi anni, gli SMS raggiungono le masse che rispondono positivamente, rendendo l’innovazione in poco tempo una vera rivoluzione.

La consacrazione arriva però nel 2007, in cui si stima che i messaggi scambiati siano superiori alle chiamate vocali effettuate. Al giorno d’oggi è superfluo specificare come questo tipo di comunicazione ci assorba durante le nostre giornate, e sia il canale principale di scambio di informazioni in quasi tutte le fasce d’età.

La parte più avvincente di questa innovazione è però quella riguardante il suo ideatore, Matti Makkonen, che ci ha abbandonato precocemente nel 2015. E’ stato lui, per primo, a pensare lo Short Message Service, mentre mangiava una pizza durante una conferenza. Straordinariamente umile e dedito al proprio lavoro, non è stato neppure adeguatamente riconosciuto a causa del mancato brevetto sulla tecnologia. Potete leggere in maniera più accurata della sua vicenda nel nostro apposito articolo.

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