Curiosità

Telegram è l’applicazione dei terroristi, ecco perché l’adorano!

Le applicazioni di messaggistica istantanea sono tra le più scaricate sia sul Google Play Store che sull’App Store di Apple. Ce ne sono tantissime, le più popolari sono sicuramente WhatsApp, Telegram e Facebook Messenger, ma ce ne sono altre altrettanto diffuse, come WeChat o iMessage sui dispositvi Apple.

Fin dal suo rilascio però, Telegram ha fatto notizia per la sicurezza e la segretezza che ha promesso a tutti i suoi utenti. Offre difatti un livello di sicurezza tale da diventare il metodo scelto da terroristi e jihadisti per evitare che le loro conversazioni vengano intercettate.

La scelta di utilizzare Telegram si basa principalmente su due motivazioni principali, creare canali di comunicazione segreti e autodistruggere i messaggi senza lasciarne traccia alcuna.

Grazie a queste funzioni Telegram va a negare una delle caratteristiche principali del mondo digitale, ossia la possibilità di replicare contenuti digitali all’infinito. Per cui chi vuole garantire la privacy delle proprie chat riesce perfettamente, tanto che è come se queste conversazioni non fossero mai avvenute.

Il software nasce nel 2013 grazie alle idee dei fratelli Pavel e Nikolai Durov. Inizialmente era una semplice app di messaggistica ma successivamente si è evoluta diventando una vera e propria piattaforma con l’implementazione di canali e bot, che comunicano direttamente con l’utente offrendo notizie, informazioni e servizi.

Eppure secondo le statistiche della Electronic Frontier Foundation, Telegram non è nemmeno l’applicazione più blindata, ma viene preferita perchè la presenza dei canali permette di utilizzarla non solo per comunicare ma, per esempio, anche per la creazione di progetti per raccolte fondi mirate all’acquisto di armi e attrezzature belliche.

Le famose chat “sicure” non sono abilitate di default, chi desidera utilizzare la funzione la deve prima abilitare; una volta fatto i contenuti di una conversazione esistono solo per i dispositivi coinvolti (max. 200) in quella conversazione e per un periodo di tempo limitato.

A questo punto viene da chiedersi se è possibile impedire a queste misure di sicurezza di essere usate per fare del male; ma la questione non è semplice. Secondo Pavel Durov, permettere l’accesso alle conversazioni a governi e/o forze di sicurezza non è certo il modo giusto per risolvere il problema.

Durov è convinto che “una comunicazione o è sicura o non lo è“, per cui se le autorità riuscissero ad infiltrarsi nella messaggistica dei terroristi, è altrettanto possibile che i terroristi possano accedere a quelle delle autorità. Cosa piuttosto pericolosa che porta un’arma potente nelle mani sbagliate.

Quella della privacy e della sicurezza è un argomento di cui si discute molto ultimamente. Non troppo tempo fa infatti anche Apple si è trovata in una situazione complicata quando l’FBI ha chiesto l’accesso a dati dell’iPhone del killer responsabile della strage di San Bernardino.

Apple ha rifiutato di fornire tali dati per non creare “precedenti pericolosi” e definendo la richiesta “una minaccia per la sicurezza dei nostri clienti con implicazioni che vanno ben oltre il caso legale in questione“.

La crittografia end to end, vale a dire il sistema che cripta e decripta i contenuti da entrambe le parti che comunicano con chiavi non replicabili, è presente su Telegram sin dalla sua uscita, ma recentemente è stata introdotta anche su WhatsApp e iMessage; a breve la vedremo anche su Facebook Messenger.

Ma la richiesta di applicazioni sempre più sicure aumenta costantemente, tanto che oltre a Telegram ci sono anche software come Silent Phone e Silent Text, basate sulla crittografia PGP che sono praticamente inespugnabili.

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