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L’FBI ha sbloccato l’iPhone 5C del terrorista di San Bernardino

Nelle ultime settimane ha fatto molto discutere in tutto il mondo la battaglia legale in corso tra FBI ed Apple, con quest’ultima che si è rifiutata di realizzare una versione modificata di iOS per aiutare la polizia federale a sbloccare l’iPhone 5C di uno degli attentatori della strage di San Bernardino.

Dei motivi di questa disputa ce ne siamo già occupati in questo precedente articolo, ma nelle ultime ore c’è stato un “colpo di scena”. L’FBI ha annunciato di essere riuscita a sbloccare l’iPhone 5C di Syed Rizwan Farook, uno dei due attentatori, grazie all’aiuto di un partner terzo che secondo le indiscrezioni sarebbe la Cellebrite, azienda forense israeliana.

Per questo motivo la polizia federale ha fatto sapere di non avere più bisogno dell’assistenza da parte di Apple, essendo che adesso ha il completo accesso a tutti i dati contenuti nell’iPhone 5C incriminato. Questa svolta però, se da un lato si mette fine alla battaglia legale tra questi due colossi, dall’altro sorgono tante nuove domande.

Se l’FBI è riuscita a sbloccare il melafonino allora significa che anche gli iPhone non sono completamente immuni da attacchi, ma soprattutto perchè non si è rivolta prima ad un’azienda terza per tentare lo sblocco, evitando così tutto il polverone mediatico?

Forse, inizialmente, l’FBI aveva davvero intenzione di creare un pericoloso precedente giudiziario che obbligasse Apple ad inserire una backdoor in iOS consentendo a tutti gli organi di polizia del mondo di sbloccare più facilmente gli iPhone coinvolti in indagini e di conseguenza renderli meno sicuri.

Certo è che se perfino l’FBI si è trovata costretta a rivolgersi ad un’altra azienda per riuscire ad entrare nell’iPhone 5C del terrorista, significa che gli iPhone non sono così semplici da “aprire”, anche se esiste questa possibilità non praticabile però da chiunque.

Nonostante la polizia federale non esca pulita da questa vicenda, nemmeno Apple è da meno. È difficile credere che la società non fosse a conoscenza di questa possibilità per sbloccare lo smartphone incriminato, e di conseguenza potrebbe aver preferito far finta di nulla, schierandosi direttamente contro l’FBI.

La stessa Apple infatti si era detta pronta ad aiutare la polizia federale visto il caso molto delicato riguardante la strage di San Bernardino, nel quale hanno perso la vita 14 persone.

Bisogna ricordare che l’azienda di Cupertino ha dichiarato più volte che nemmeno i suoi tecnici erano in grado di accedere all’iPhone, e l’unico modo sarebbe stato quello di creare una backdoor che minasse la sicurezza stessa di iOS e di tutti gli smartphone sparsi per il mondo.

Dichiarazione, questa, smentita dai fatti dato che in realtà un modo per sbloccare l’iPhone senza usare una backdoor a quanto pare esiste. Apple quindi potrebbe aver alzato tutto questo polverone mediatico solo per farsi pubblicità, sbandierando la totale sicurezza di iOS, certa del fatto che nessuno al mondo fosse in grado di violarlo.

Come vedete sorgono molte domande, sia su come ha agito Apple che su come ha agito l’FBI. Ovviamente al momento non si conosce il metodo usato dalla Cellebrite per sbloccare l’iPhone 5C, anche se i rumors parlano del possibile utilizzo della tecnica del “NAND mirroring” che agisce direttamente sull’hardware e aggira le barriere di iOS.

Probabilmente Apple tenterà di scoprire in che modo sia stato sbloccato il telefono per correggere eventuali falle di sicurezza. Inoltre sarà curioso capire se effettivamente il telefono contenesse informazioni importanti per le indagini nonostante fosse un dispositivo aziendale e non privato, sul quale erano presenti sistemi di sorveglianza conosciuti dagli stessi dipendenti della contea.

Ecco quanto dichiarato da un portavoce dell’FBI:

“La nostra decisione di concludere il contenzioso con Apple si è basata esclusivamente sul fatto che, grazie alla recente assistenza di un partner terzo, siamo ora in grado di sbloccare l’iPhone senza compromettere alcuna informazione memorizzata al suo interno. Abbiamo cercato di ottenere un ordine per obbligare Apple ad aiutarci in questa operazione, allo scopo di portare a termine un impegno che abbiamo assunto nei confronti delle vittime della strage di San Bernardino. Noi non ci fermeremo fino a quando non avremo fatto tutto quello che bisogna fare per portare a termine le indagini.

Per il governo resta una priorità garantire l’applicazione della legge in grado di consentire l’accesso alle informazioni digitali fondamentali per la sicurezza nazionale e pubblica, sia con la collaborazione delle parti interessate, sia tramite il sistema giudiziario quando questa collaborazione non va a buon fine. Continueremo a cercare la collaborazione con i produttori per far valere questi diritti”.

Di seguito invece la risposta ufficiale di Apple:

“Fin dall’inizio, abbiamo contestato la richiesta dell’FBI che voleva obbligarci a creare una backdoor sull’iPhone, visto che una cosa del genere avrebbe creato un pericoloso precedente. Un caso del genere non sarebbe mai dovuto arrivare in tribunale. Noi continueremo ad aiutare le forze dell’ordine nelle loro indagini, come abbiamo sempre fatto negli anni passati, e continueremo ad aumentare la sicurezza dei nostri prodotti per proteggerli dagli attacchi che mirano ai dati degli utenti.

Apple ritiene che le persone di tutto il mondo meritano la protezione dei dati, la sicurezza e la privacy. Sacrificare un solo iPhone avrebbe creato un pericoloso precedente. Questo caso ha sollevato questioni che meritano un dibattito nazionale sulle nostre libertà civili, sulla sicurezza collettiva e sulla privacy. Apple si impegna a partecipare a questa discussione”.

E voi cosa pensate di tutta questa vicenda?

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